Onli - Osservatorio neologico della lingua italiana

La banca dati dell’Osservatorio neologico della lingua italiana è costituita sulla base dello spoglio dei principali quotidiani nazionali, e anche di molti a diffusione locale, che permettono di verificare il continuo arricchimento, e quindi di ricostruire la costante evoluzione, del lessico italiano dagli anni Novanta del XX secolo a oggi. Vi sono comprese formazioni di nuovo conio o derivate, internazionalismi, forestierismi, tecnicismi e alcuni neologismi d’autore, in considerazione dell’opera di diffusione e di influenza esercitata dai quotidiani nella lingua d’uso, soprattutto nella loro veste di fonte scritta.

L’interesse crescente per lo studio dei neologismi, che si è andato manifestando a partire dalla seconda metà del XX secolo, si deve principalmente a due concause: la velocità del progresso scientifico e tecnologico – che comporta la ricerca continua di nuove denominazioni – e il progressivo superamento degli ostacoli che in precedenza si frapponevano alle diverse forme di comunicazione internazionale. Si sono andate, anzi, sviluppando nuove modalità di comunicazione, grazie ai recenti progressi nel settore delle telecomunicazioni e, in particolare, alla capillare diffusione della rete telematica. In Italia e all’estero è fiorita un’articolata produzione di raccolte e repertori neologici e una crescente attenzione, testimoniata da una serie di contributi e di saggi anche di grande rilievo scientifico, richiamandosi al modello del Dizionario moderno di Alfredo Panzini (prima edizione, Milano 1905), rivisitato e arricchito dalle riflessioni e dall’esperienza lessicografica di Bruno Migliorini.

L’obiettivo principale dell’Osservatorio consiste nell’individuare le linee di tendenza nella formazione di neologismi e nel verificare la vitalità dell’italiano contemporaneo nell’uso dei meccanismi di produzione e di formazione, come momento di un più ampio studio sull’innovazione lessicale della lingua italiana, alla luce di quanto già ricordava Paolo Zolli: «i mezzi di arricchimento dell'italiano, come d'ogni altra lingua, sono fondamentalmente quattro: l’acquisizione di elementi nuovi da altri sistemi linguistici, la formazione di parole nuove con elementi preesistenti, il cambiamento di categoria grammaticale e lo spostamento di significato di parole già in uso» (Come nascono le parole italiane, Milano 1989, p. 7).

I giornali quotidiani offrono una rassegna completa degli avvenimenti della vita di tutti i giorni, nei suoi aspetti più diversi: dalla politica alla cronaca, dalla cultura allo sport, dall’economia al costume, dalla moda allo spettacolo. In ciascuno dei settori in cui si articolano abitualmente i giornali, si rinvengono elementi propri delle terminologie specialistiche, anche se spesso è evidente il lavoro di adattamento compiuto dai giornalisti per avvicinarsi alla lingua d’uso comune, più comprensibile da parte di tutti i lettori. Proprio per questo, la funzione informativa e divulgativa dei giornali assegna loro un ruolo di «camera di compensazione» nell’ampio processo di rinnovamento lessicale (M. Palermo, La percezione dei neologismi tra vecchi e nuovi media, in: Gli italiani e la lingua, a cura di Franco Lo Piparo e Giovanni Ruffino, Palermo 2005, p. 165). E ciò accade sia per i termini che provengono dai settori specialistici e rifluiscono nel lessico d’uso comune, sia per le parole straniere che tendono a diffondersi in àmbito internazionale e a impiantarsi più o meno stabilmente nei lessici nazionali. A volte, anzi, l’esigenza di dare un nome a concetti, fenomeni, tendenze o eventi nuovi fa sì che i giornalisti diventino veri e propri onomaturghi, coniando essi stessi espressioni prima di allora mai registrate nei dizionari.

Occorre ricordare che, soprattutto nel lavoro giornalistico, l’uso di forestierismi non è sempre frutto di una scelta pienamente consapevole e motivata. Sovente, al contrario, può essere dovuto alla quantità di notizie che arrivano nelle redazioni attraverso i canali delle agenzie internazionali, oltre che alla velocità con cui il materiale informativo viaggia sulla rete telematica, senza tenere conto dei tempi pressanti e ridotti che spesso scandiscono l’attività giornalistica. Con prontezza e abilità i giornalisti riescono anche a rendere in italiano, facendo ricorso al meccanismo del calco lessicale, numerose espressioni che hanno avuto origine in altre lingue, che entrano pienamente nel tessuto del lessico italiano. Infatti, l’intensità e la rapidità della comunicazione planetaria spingono in maniera sempre più decisa verso la circolazione e l’adozione di forme, anche linguistiche, sovranazionali, accelerando un processo di compenetrazione delle culture e delle lingue di popoli distanti, ma ormai in contatto stabile tra loro.

Un altro aspetto di grande interesse è rappresentato dalla presenza di elementi referenziali in continua evoluzione. Lo sviluppo di nuove conoscenze e l’affermarsi di contesti tecnologici e sociali mutevoli – l’informatica, le telecomunicazioni, l’economia, la politica e i grandi cambiamenti mondiali in atto – determinano un’elevata mobilità lessicale, che si manifesta anche nell’oscillazione delle forme denominative, sia sul piano intralinguistico sia su quello interlinguistico. Le nuove tecnologie di comunicazione stanno provocando profonde ripercussioni anche nella formazione e nell’osmosi del lessico delle varie lingue internazionali, perfino nelle lingue storiche di cultura.

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Un neologismo può essere formato per denominare un nuovo oggetto o un nuovo concetto, in modo che il lessico di una lingua possa essere in grado di rappresentare i mutamenti storici, culturali, sociali e le innovazioni scientifiche e tecnologiche. In altre occasioni, una parola nuova nasce come manifestazione di inventiva letteraria o come gioco linguistico, oppure anche con intento scherzoso, ironico o polemico. Si considerano neologismi anche i termini nati in àmbito specialistico o le espressioni dialettali e i vocaboli prelevati o adattati da lingue straniere, nel momento in cui entrano ad arricchire il lessico dell’uso comune. Sono da reputarsi neologismi anche gli ulteriori significati assunti da parole già esistenti: è il caso delle neoformazioni che Tullio De Mauro definisce neosemie (Dizionarietto di parole del futuro, Roma-Bari 2006, p. 99). Si tratta di nuove accezioni di parole, ovvero di nuovi significati con cui parole già note sono state intese da chi le ha diffuse, e ricevute dalla comunità dei parlanti.

La maggior parte dei neologismi rilevati ricorre più volte, e spesso in più di uno dei quotidiani esaminati, tanto da poterne preconizzare un verosimile attecchimento nella lingua d’uso, con una lenta perdita del ricercato effetto giornalistico che spesso li connota. Altri, per i quali si è registrata una sola attestazione, si riferiscono a realtà o episodi contingenti, o a momenti di celebrità vissuti da personaggi della politica, dello spettacolo o dello sport. È comunque opportuno conservarne memoria, anche se il loro statuto neologico risulta obiettivamente meno forte e sostenibile.

I materiali raccolti nella banca dati dell’Osservatorio sono diffusi attraverso un duplice canale: da un lato, in una serie di repertori consultabili a stampa (v. elenco Pubblicazioni dell’Osservatorio Neologico della Lingua Italiana), veri e propri dizionari di neologismi; dall'altro, il materiale raccolto sarà in parte diffuso attraverso questo sito web, e progressivamente aggiornato, sulla scorta di quell’idea di lavoro dinamico e in continuo divenire, proposta da Alfredo Panzini e riaffermata da Giovanni Nencioni (Verso una nuova lessicografia, «Studi di Lessicografia Italiana», VII, 1985, pp. 5-19), e del criterio fondamentale dell'«uso incipiente» affermato da Bruno Migliorini (Avvertenza, in A. Panzini, Dizionario moderno, nona edizione, con un proemio di A. Schiaffini e un’appendice di B. Migliorini, Milano 1950, p. 763).

Giovanni Adamo e Valeria Della Valle