<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" href="testi.xsl"?>
<LE><ELE value="senso"><lb n="28"/>senso </ELE><b>- 1 a </b><OP name="Cena"><RIF pg="150"> [il Nolano] non per autoritate, ma per vivo <OCC>senso</OCC> et raggione,
    <lb n="29"/>ha cossì certo questo [il moto della terra], come ogn'altra cosa che possa aver
    <lb n="30"/>per certa. </RIF><RIF pg="170"> non è tanto ignorante filosofo, che non sappia ch se e la
        <lb n="31"/>[la terra] ha <OCC>senso</OCC>;   non l'ha simile al nostro; </RIF><RIF pg="208"> nel ferro è come un
            <OCC><lb n="32"/>senso</OCC> (il quale è svegliato da una virtù spirituale che si diffonde dalla ca<hyphen/><lb n="33"/>lamita) coi quale si muove a quella, la paglia a l'ambra, et generalmente tutto quel
            <lb n="34"/>che desidera, et ha indigenza si muove alla cosa desiderata, et si converte in quella
            <lb n="35"/>al suo possibile, cominciando dal voler essere nel medesmo loco. </RIF></OP><OP name="Causa"><RIF pg="245"> [la
                <lb n="36"/>forma], secondo la diversità delle disposizioni della materia e secondo la facultà
                <lb n="37"/>de' principii materiali attivi e passivi, viene a produr diverse figurazioni, ed ef<hyphen/><lb n="38"/>fettuar diverse facultadi, alle volte mostrando effetto di vita senza <OCC>senso</OCC>, 
                <lb n="39"/>talvolta effetto di vita e <OCC>senso</OCC> senza intelletto, talvolta par ch'abbia tutte le
                <lb n="40"/>facultadi suppresse e reprimute o dalla imbecillità o da altra raggione de la ma<hyphen/><lb n="41"/>teria. </RIF><RIF pg="329"> quello che fa la moltitudine ne le cose, non è lo ente, non è la
                    <lb n="42"/>cosa, ma quel che appare, che si rapresenta al <OCC>senso</OCC> ed è nella superficie della
                    <lb n="43"/>cosa. </RIF></OP><OP name="Infinito"><RIF pg="347"> Questo manifestaranno gli argumenti demostrativi, che pendeno da vi<hyphen/><lb n="44"/>vaci raggioni, che derivano da regolato <OCC>senso</OCC>,   che viene informato da non
                        <lb n="45"/>false specie che, come veraci ambasciatrici, si spiccano da gli suggetti de la na<hyphen/><pg n="1088"/><lb n="1"/>tura, </RIF><RIF pg="369"> Non è <OCC>senso</OCC> che vegga l'infinito, non è <OCC>senso</OCC> da cui
                            <lb n="2"/>si richieda questa conchiusione; perché l'infinito non può essere oggetto del
                            <OCC><lb n="3"/>senso</OCC>;  e però chi dimanda di conoscere questo per via di <OCC>senso</OCC>,   è simile
                            <lb n="4"/>a colui che volesse veder con gli occhi la sustanza e l'essenza; e chi negasse per
                            <lb n="5"/>questo la cosa, perché non è sensibile o visibile, verebe a negar la propria sustanza
                            <lb n="6"/>ed essere. Però deve esser modo circa il dimandar testimonio del <OCC>senso</OCC>; 
                            <lb n="7"/>a cui non doniamo luogo in altro che in cose sensibili, anco non senza suspi<hyphen/><lb n="8"/>zione, se non entra in giudizio gionto alla raggione. </RIF><RIF pg="430"> sia come si vuole, è
                                <lb n="9"/>detto, contra ogni raggione, che ivi finisca e si termine l'universo, dove l'attatto
                                <lb n="10"/>del nostro <OCC>senso</OCC> si conchiude; </RIF><RIF pg="447"> come han notato gli antichi e moderni
                                    <lb n="11"/>veri contemplatori della natura e come per esperienza ne fa manifesto in mille
                                    <lb n="12"/>maniere il <OCC>senso</OCC>,   non possiamo apprendere il moto se non per certa compa<hyphen/><lb n="13"/>razione e relazione a qualche cosa fissa: </RIF><RIF pg="532"> l'occhio del nostro <OCC>senso</OCC>, 
                                        <lb n="14"/>senza veder fine, è vinto dal spacio inmenso che si presenta; e viene confuso e
                                        <lb n="15"/>superato dal numero de le stelle che sempre oltre ed oltre si va moltiplicando;
                                        <lb n="16"/>di sorte che lascia indeterminato il <OCC>senso</OCC> e costrenge la raggione di sempre
                                        <lb n="17"/>giongere spacio a spacio, regione a regione, mondo a mondo. </RIF></OP><OP name="Spaccio"><RIF pg="562"> quello
                                            <lb n="18"/>efficiente lume; ch'addirizza il <OCC>senso</OCC>,   l'intelletto, il discorso, la memoria,
                                            <lb n="19"/>l'amore, la concupiscibile, l'irascibile, la sinderesi, l'elezione: facultadi significate
                                            <lb n="20"/>per Mercurio, Pallade, Diana, Cupido, Venere, Marte, Momo, Giove ed altri
                                            <lb n="21"/>numi. </RIF></OP><OP name="Cabala"><RIF pg="850"> Guai al <OCC>senso</OCC>, conscienza ed anima dove non è parti<hyphen/><lb n="22"/>cipazion d'asinità! </RIF><RIF pg="875"> né dicendo, né pensando di sapere, ed oltre
                                                <lb n="23"/>essendo creduti da altri ignorantissimi, son veramente dotti, per ridursi a quella
                                                <lb n="24"/>gloriosissima asinitade e pazzia. E di questi alcuni sono naturali, come quei che
                                                <lb n="25"/>caminano con il lume suo razionale, con cui negano col lume del <OCC>senso</OCC> e
                                                <lb n="26"/>della raggione ogni lume di raggione e <OCC>senso</OCC>;   </RIF><RIF pg="888"> Fatevi dire da cotesti
                                                    <lb n="27"/>dotti: cotal instinto naturale è <OCC>senso</OCC> o intelletto ? Se è <OCC>senso</OCC>,   è interno
                                                    <lb n="28"/>o esterno? Or non essendo esterno, come è manifesto, dicano secondo qual
                                                    <OCC><lb n="29"/>senso</OCC> interno [gli animali] hanno le providenze, tecne, arti, precauzioni ed
                                                    <lb n="30"/>ispedizioni circa l'occasioni non solamente presenti, ma ancora future, meglior<hyphen/><lb n="31"/>mente che l'uomo. </RIF><RIF pg="889"> Cossì dunque sopra tutti gli animali è un <OCC>senso</OCC>
                                                        <lb n="32"/>agente, cioè quello che fa sentir tutti, e per cui tutti son sensitivi in atto; ed uno
                                                        <lb n="33"/>intelletto agente, cioè quello che fa intender tutti, e per cui tutti sono intellettivi
                                                        <lb n="34"/>in atto; ed appresso son tanti <OCC>sensi</OCC> e tanti particolari intelletti passivi o pos<hyphen/><lb n="35"/>sibili, quanti son suggetti: e sono secondo tanti specifici e numerali gradi di
                                                        <lb n="36"/>complessioni, quante sono le specifice e numerali figure e complessioni di corpo.
                                                    </RIF><RIF pg="889"> <lb n="37"/>io negli animali non voglio usar di chiamar quello instinto raggionevole
                                                        <lb n="38"/>intelletto. <m>Onorio</m>. Or se se non lo puoi chiamar <OCC>senso</OCC>,   bisogna che ne
                                                        <lb n="39"/>gli animali, oltre la potenza sensitiva ed intellettiva, fingi qualch'altra potenza
                                                        <lb n="40"/>cognoscitiva. <m>Sebasto</m>. Dirò ch'è un'efficacia de sensi interiori. </RIF><RIF pg="904"> gli pir<hyphen/><lb n="41"/>roni, molto più scarsi in donar fece al proprio <OCC>senso</OCC> ed intelletto, che gli
                                                            <lb n="42"/>efettici; </RIF><RIF pg="908"> Or il corpo non può esser insegnato, percioché non può esser
                                                                <lb n="43"/>sotto giudicio di <OCC>senso</OCC> né d'intelletto. Non certo a giudicio di <OCC>senso</OCC>: 
                                                                <lb n="44"/>stante che, secondo tutte le dottrine e sette, il corpo consta de più dimensioni,
                                                                <lb n="45"/>raggioni, differenze e circonstanze; e non solamente non è un definito accidente
                                                                <lb n="46"/>per esser cosa obiettabile a un <OCC>senso</OCC> particolare o al commune, ma è una com<hyphen/><lb n="47"/>posizione e congregazione de proprietadi ed individui innumerabili. </RIF></OP><OP name="Furori"><RIF pg="986"> altri,
                                                                    <pg n="1089"/>
                                                                    <lb n="1"/>per esserno fatti stanza de dei o spiriti divini, dicono ed operano cose mirabile 
                                                                    <lb n="2"/>senza che di quelle essi o altri intendano la raggione; e tali per l'ordinario sono
                                                                    <lb n="3"/>promossi a questo da l'esser stati prima indisciplinati ed ignoranti; nelli quali,
                                                                    <lb n="4"/>come voti di proprio spirito e <OCC>senso</OCC>,   come in una stanza purgata, s'intrude
                                                                    <lb n="5"/>il senso e spirito divino. Il qual meno può aver luogo e mostrarsi in quei
                                                                    <lb n="6"/>che son colmi de propria raggione e <OCC>senso</OCC>,   perché tal volta vuole, che il
                                                                    <lb n="7"/>mondo sappia certo che se quei non parlano per proprio studio ed esperienza,
                                                                    <lb n="8"/>come è manifesto, séguite che parlino ed oprino per intelligenza superiore: e con
                                                                    <lb n="9"/>questo la moltitudine de gli uomini in tali degnamente ha maggior admirazion
                                                                    <lb n="10"/>e fede. </RIF><RIF pg="996"> [la divinità] non ne può esser oggetto se non in qualche
                                                                        <lb n="11"/>similitudine; non tale qual possa esser abstratta ed acquistata da bellezza ed ec<hyphen/><lb n="12"/>cellenza corporea per virtù del <OCC>senso</OCC>;   ma qual può esser formata nella mente
                                                                        <lb n="13"/>per virtù de l'intelletto. </RIF><RIF pg="1014"> insani son chiamati quelli che non sanno secondo
                                                                            <lb n="14"/>l'ordinario, o che tendano più basso per aver men <OCC>senso</OCC>,   o che tendano più
                                                                            <lb n="15"/>alto per aver più intelletto. </RIF><RIF pg="1015"> Or questo vedere ha due significazioni: perché
                                                                                <lb n="16"/>o significa la potenza visiva, cioè la vista, che è l'intelletto, overamente <OCC>senso</OCC>; 
                                                                                <lb n="17"/>o significa l'atto di quella potenza, </RIF><RIF pg="1017"> nel <OCC>senso</OCC> e l'intelletto è un appetito
                                                                                    <lb n="18"/>ed appulso al sensibile in generale; perché l'intelletto vuol intender tutto il vero,
                                                                                    <lb n="19"/>perché s'apprenda poi tutto quello che è bello o buono intelligibile: la potenza
                                                                                    <lb n="20"/>sensitiva vuol informarsi de tutto il sensibile, perché s'apprenda poi quanto è
                                                                                    <lb n="21"/>buono o bello sensibile. </RIF><RIF pg="1020"> Pascasi dunque il <OCC>senso</OCC> secondo la sua legge
                                                                                        <lb n="22"/>de cose sensibili, la carne serva alla legge de la carne, il spirito alla legge del spi<hyphen/><lb n="23"/>rito, la raggione a la legge de la raggione: non si confondano, non si conturbino.
                                                                                    </RIF><RIF pg="1022"> <lb n="24"/>quando il <OCC>senso</OCC> monta all'imaginazione, l'imaginazione alla raggione,
                                                                                        <lb n="25"/>la raggione a l'intelletto, l'intelletto a la mente, allora l'anima tutta si converte
                                                                                        <lb n="26"/>in Dio ed abita il mondo intelligibile. Onde per il contrario descende per con<hyphen/><lb n="27"/>version al mondo sensibile per via de l'intelletto, raggione, imaginazione,
                                                                                        <OCC><lb n="28"/>senso</OCC>,   vegetazione. </RIF><RIF pg="1044"> vien significata la natura dell'apprensione ed
                                                                                            <lb n="29"/>appetito vario, vago, inconstante ed incerto del <OCC>senso</OCC>,   e del concetto ed
                                                                                            <lb n="30"/>appetito definito, fermo e stabile de l'intelligenza; </RIF><RIF pg="1076"> son certo che la natura
                                                                                                <lb n="31"/>che mi ha messa questa bellezza avanti gli occhi, e mi ha dotato di senso
                                                                                                <lb n="32"/>interiore, per cui posso argumentar bellezza più profonda ed incomparabilmente
                                                                                                <lb n="33"/>maggiore, voglia ch'io da qua basso vegna promosso a l'altezza ed eminenza di
                                                                                                <lb n="34"/>specie più eccellenti. </RIF><RIF pg="1110"> il proposito del furioso eroico penso che verse
                                                                                                    <lb n="35"/>circa l'imbecillità de l'ingegno umano, il quale, attento a la divina impresa, in
                                                                                                    <lb n="36"/>un subito talvolta si trova ingolfato nell'abisso della eccellenza incomprensibile;
                                                                                                    <lb n="37"/>onde il <OCC>senso</OCC> ed imaginazione vien confusa ed assorbita, che non sapendo
                                                                                                    <lb n="38"/>passar avanti, né tornar a dietro, né dove voltarsi, svanisce e perde l'esser suo;
                                                                                                </RIF><RIF pg="1155"> <lb n="39"/>Ho notato un luogo che dice esser stolti e pazzi tutti quelli che hanno
                                                                                                    <OCC><lb n="40"/>senso</OCC> fuor ed estravagante dal <OCC>senso</OCC> universale de gli altri uomini. Ma co<hyphen/><lb n="41"/>tal estravaganza è di due maniere, secondo che si va estra o con ascender più alto
                                                                                                    <lb n="42"/>che tutti e la maggior parte sagliano o salir possano: e questi son gli inspirati
                                                                                                    <lb n="43"/>de divino furore; o con descendere più basso dove si trovano coloro che hanno
                                                                                                    <lb n="44"/>difetto di <OCC>senso</OCC> e di raggione più che aver possano gli molti, gli più e gli
                                                                                                    <lb n="45"/>ordinarii; ed in cotal specie di pazzia, insensazione e cecità non si trovarà eroico
                                                                                                    <lb n="46"/>geloso. </RIF><RIF pg="1156"> scienze fisiche (cioè quelle che s'acquistano per lume naturale,
                                                                                                        <lb n="47"/>le quali, discorrendo da una cosa nota secondo il <OCC>senso</OCC> o la raggione, pro<hyphen/><pg n="1090"/><lb n="1"/>cedeno alla notizia d'altra cosa ignota; il qual discorso è chiamato argumenta<hyphen/><lb n="2"/>zione); </RIF></OP><OP name="Furori"><RIF pg="1131"> <b>b </b> la luce del sole, secondo altra raggione, è nell'aria tramezzante,
                                                                                                            <lb n="3"/>altra nel senso vicino ed altra nel <OCC>senso</OCC> commune ed altra ne l'intelletto,
                                                                                                            <lb n="4"/>quantunque da un modo proceda l'altro modo di essere. </RIF></OP><OP name="Candelaio"><RIF pg="209"> Quo
                                                                                                                <lb n="5"/>melius videam, per corroborar l'intuito e firmar l'acto della potenza visiva, acciò
                                                                                                                <lb n="6"/>l'acie de la pupilla più efficacemente per la linea visuale, emittendo il radio a
                                                                                                                <lb n="7"/>l'obiecto visibile, venghi ad introdur la specie di quello nel senso interiore,
                                                                                                                <lb n="8"/>idest, mediante il <OCC>senso</OCC> comone, collocarla nella cellula de la fantastica fa<hyphen/><lb n="9"/>cultade; voglio applicarmi gli oculari al naso. </RIF></OP><OP name="Cena"><RIF pg="210"> <b>- 2 </b> se domandate
                                                                                                                    <lb n="10"/>a questi savii che cosa è quello instinto? non sapranno dir altro che instinto, o
                                                                                                                    <lb n="11"/>qualche altra voce cossì indeterminata et sciocca, come questo instinto, che si<hyphen/><lb n="12"/>gnifica principio istigativo, che è un nome comunissimo; per non dir o un sesto
                                                                                                                    <OCC><lb n="13"/>senso</OCC>,   o raggione, o pur intelletto. </RIF></OP><OP name="Causa"><RIF pg="266"> si come non col medesimo
                                                                                                                        <OCC><lb n="14"/>senso</OCC> conoscemo gli colori e gli suoni, cossì non con il medesmo occhio
                                                                                                                        <lb n="15"/>veggiamo il soggetto de le arti e il soggetto della natura. </RIF><RIF pg="278"> del mede<hyphen/><lb n="16"/>smo oggetto possono esser giodici diversi <OCC>sensi</OCC>,  e la medesma cosa si può
                                                                                                                            <lb n="17"/>insinuar diversamente. </RIF></OP><OP name="Infinito"><RIF pg="360"> Questa è quella filosofia che apre gli <OCC>sensi</OCC>, 
                                                                                                                                <lb n="18"/>contenta il spirto, magnifica l'intelletto e riduce l'uomo alla vera beatitudine che
                                                                                                                                <lb n="19"/>può aver come uomo, e consistente in questa e tale composizione; </RIF><RIF pg="370">
                                                                                                                                    <lb n="20"/>la verità, come da un debile principio, è da gli <OCC>sensi</OCC> in picciola parte, ma non
                                                                                                                                    <lb n="21"/>è nelli <OCC>sensi</OCC>.   </RIF><RIF pg="479"> Lascio gli altri più savi, che, avendo capito il moto de la
                                                                                                                                        <lb n="22"/>terra, hanno trovato, non solamente per raggioni proprie alla lor arte, ma etiam
                                                                                                                                        <lb n="23"/>per qualche raggion naturale, che del mondo ed universo che col <OCC>senso</OCC> de
                                                                                                                                        <lb n="24"/>gli occhi possiamo comprendere, più raggionevolmente, e senza incorrere in<hyphen/><lb n="25"/>convenienti, e con formar teoria più accomodata e giusta, applicabile al moto più
                                                                                                                                        <lb n="26"/>regolare de gli detti erroni circa il mezzo, doviamo intendere la terra essere
                                                                                                                                        <lb n="27"/>tanto lontano dal mezzo quanto il sole. </RIF></OP><OP name="Spaccio"><RIF pg="549"> Cieco chi non vede il sole [...];
                                                                                                                                            <lb n="28"/>maestro de <OCC>sensi</OCC>,   padre di sustanze, autor di vita. </RIF><RIF pg="688"> A chi manca
                                                                                                                                                <lb n="29"/>qualche <OCC>senso</OCC>,   manca qualche scienza, e massime quella che è secondo quel
                                                                                                                                                <lb n="30"/>senso. </RIF><RIF pg="689"> [Aristotele] farà questa chiosa: Noi desideramo la vista massime per
                                                                                                                                                    <lb n="31"/>questo fine di sapere; e non quell'altra: Noi desideramo tra gli altri <OCC>sensi</OCC>
                                                                                                                                                    <lb n="32"/>massime la vista per sapere. </RIF></OP><OP name="Cabala"><RIF pg="854"> abnegate ogni <OCC>senso</OCC>,   fatevi cattivi alla
                                                                                                                                                        <lb n="33"/>santa fede, siate quella benedetta asina, riducetevi a quel glorioso pulledro, per
                                                                                                                                                        <lb n="34"/>li quali soli il redentor del mondo disse a gli ministri suoi: Andate al castello
                                                                                                                                                        <lb n="35"/>ch'avete a l'incontro; </RIF><RIF pg="857"> non è cosa che ne faccia più efficacemente
                                                                                                                                                            <lb n="36"/>impiombar al centro ed al baratro tartareo, che le filosofiche e razionali contem<hyphen/><lb n="37"/>plazioni, quali nascono da gli <OCC>sensi</OCC>,   crescono nella facultà discorsiva e si ma<hyphen/><lb n="38"/>turano nell'intelletto umano. </RIF><RIF pg="900"> de quelle cose che in diversamente com<hyphen/><lb n="39"/>plessionati diversi corpi per varie sorti de discipline ho concepute, ritegno ancora
                                                                                                                                                                <lb n="40"/>l'abito, e de molte altre veritadi alle quali, senza ministerio de <OCC>sensi</OCC>,   con puro
                                                                                                                                                                <lb n="41"/>occhio intellettuale vien aperto il camino; e non mi fuggono, quantumque mi
                                                                                                                                                                <lb n="42"/>trove sotto questa pelle e pareti rinchiuso, onde per le porte de' <OCC>sensi</OCC>,   come
                                                                                                                                                                <lb n="43"/>per certi strettissimi buchi, ordinariamente possiamo contemplar qualche specie
                                                                                                                                                                <lb n="44"/>di enti: </RIF><RIF pg="903"> [gli academici] stimavano [...] gli oggetti presentarsi alle potenze
                                                                                                                                                                    <lb n="45"/>apprensive non in quella maniera con cui sono in se medesimi, ma secondo la
                                                                                                                                                                    <lb n="46"/>relazione ch'acquistano per le lor specie, che in certo modo partendosi da questa
                                                                                                                                                                    <lb n="47"/>e quella materia vegnono a giuntarsi e crear nuove forme ne gli nostri <OCC>sensi</OCC> <pg n="1091"/></RIF></OP><OP name="Furori"><RIF pg="1026"><hyphen/><lb n="1"/>queste anime particolari diversamente, secondo diversi gradi d'ascenso
                                                                                                                                                                        <lb n="2"/>e descenso, vegnono affette quanto a gli abiti ed inclinazioni, cossì vegnono a
                                                                                                                                                                        <lb n="3"/>mostrar diverse maniere ed ordini de furori, amori e <OCC>sensi</OCC>;   non solamente
                                                                                                                                                                        <lb n="4"/>nella scala de la natura, </RIF><RIF pg="1106"> la vista, la quale è spiritualissimo de tutti
                                                                                                                                                                            <lb n="5"/>gli <OCC>sensi</OCC>,  perché subito monta sin alli appresi margini del mondo, e senza
                                                                                                                                                                            <lb n="6"/>dilazion di tempo si porge a tutto l'orizonte della visibilità </RIF></OP><OP name="Cena"><RIF pg="71"> <b>- 3 </b> mentre
                                                                                                                                                                                <lb n="7"/>si va crivellando il <OCC>senso</OCC> istoriale, et poi si gusta, et mastica : si tirano a pro<hyphen/><lb n="8"/>posito topografie, altre geografice, altre raziocinali, altre morali. </RIF><RIF pg="185"> Dove
                                                                                                                                                                                    <lb n="9"/>dumque gli uomini divini parlano presupponendo nelle cose naturali il <OCC>senso</OCC>
                                                                                                                                                                                    <lb n="10"/>comunmente ricevuto, non denno servire per autorità: ma tosto dove par<hyphen/><lb n="11"/>lano indifferentemente, et dove il volgo non ha risoluzione alcuna: </RIF></OP><OP name="Causa"><RIF pg="239"> Il 
                                                                                                                                                                                        <OCC><lb n="12"/>senso</OCC> più comune non è il più vero. </RIF><RIF pg="257"> voi siete que' soli a' quali
                                                                                                                                                                                            <lb n="13"/>la liberalità de le stelle e la munificenza del fato ha conceduto il poter trarre il
                                                                                                                                                                                            <lb n="14"/>succhio da le paroli. <m>Poliinnio</m>. E consequentemente dai <OCC>sensi</OCC> ancora i quali
                                                                                                                                                                                            <lb n="15"/>sono congionti alle paroli. <m>Gervasio</m>. Come al corpo l'anima. <m>Poliinnio</m>. Le
                                                                                                                                                                                            <lb n="16"/>qual paroli, essendo ben comprese, fanno ben considerar ancor il <OCC>senso</OCC>: 
                                                                                                                                                                                        </RIF><RIF pg="288"> <lb n="17"/>Se non avendo quel medesimo <OCC>senso</OCC> e modo di diffinire della divinità,
                                                                                                                                                                                            <lb n="18"/>il qual è comune, avemo un particolare, non però contrario né alieno da quello,
                                                                                                                                                                                            <lb n="19"/>ma più chiaro forse e più esplicato, secondo la raggione che non è sopra il nostro
                                                                                                                                                                                            <lb n="20"/>discorso, da la quale non vi promesi di astenermi. </RIF></OP><OP name="Infinito"><RIF pg="499"> distinguere tra quel che
                                                                                                                                                                                                <lb n="21"/>si crede e s'ha per concesso e vero, per mirar da lontano per forza di consuetudine
                                                                                                                                                                                                <lb n="22"/>e <OCC>senso</OCC> generale, e quel che veramente è, e deve aversi per certo, come con<hyphen/><lb n="23"/>stante nella verità e sustanza de le cose. </RIF><RIF pg="853"> anagogico <OCC>senso</OCC> Ca<hyphen/><lb n="24"/>bala </RIF></OP><OP name="Furori"><RIF pg="933"> ivi [nel Cantico dei Cantici] le figure sono aperta- e manifestamente
                                                                                                                                                                                                    <lb n="25"/>figure, ed il <OCC>senso</OCC> metaforico è conosciuto di sorte che non può esser negato
                                                                                                                                                                                                    <lb n="26"/>per metaforico: </RIF></OP>
    
</LE>