Tommaso Campanella, Aforismi politici, p. 122

Precedente Successiva

e del lor numero, come instituì Dio e come lo disputai
nella MONARCHIA CHRISTIANA, che converrà essere per la profezia
e per lo circolo delle cose arrivato al primo stato innocente
naturale. Et indi al cielo beato transferendoci il Giudice
dell’ultima appellazione, che i Cristiani meglio degl’altri
predicono, se ben tutte a questo alquanto accordano le nazioni.

93. Si finirà il mondano imperio quando ogni stato sarà
cambiato in ogni stato, et ogni setta in ogni setta, et ogni
opinione in ogni opinione; e si finirà il mondo quando ogni
cosa sarà stata fatta ogni cosa nelle mutabili, e gli numeri
mondiali saranno trasferiti o vinti dagli eterni.

94. Fra questo tempo, la monarchia per acquistare e la
republica per mantenere per lo più son migliori: più presto
si guasta il monarca che li molti.
95. Altri son re per natura, come Socrate e Catone, altri
per fortuna, come Nerone e Vitellio, et altri per l’uno e
l’altro, come Alessandro et Augusto; altri più per natura
che per fortuna, come Scipione et Annibale; altri più per
fortuna che per natura, come Tiberio e Galba. Il medesimo
partimento si fa di tutti governatori et artefici e sacerdoti.

96. La prudenza è del vero re, cui dopo Dio conviene il
regno, e contraria alla astuzia che è del tiranno.
La prudenza
accorda con Dio, cioè con la prima Sapienza, l’astuzia
con il proprio arbitrio.
La prudenza è magnanima, l’astuzia
superba e vile.
La prudenza inalza i grandi, savii e
forti, l’astuzia gl’abbassa et uccide per potere reggere senza

Precedente Successiva