Tommaso Campanella, Ateismo trionfato, p. 154

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fanno li demonii, e che essi non ponno far cosa più che
servendosi de la natura, e che ingannaro li Magi stolti e le
feminelle. E che perché ognuno pecchi liberamente negano
l’inferno, e perché non si sappia che essi sono cruciati, e per
starsi nei corpi humani, fingon la trasmigration de l’anime.
E mi dissero che Calvino scrisse bene contra il libero arbitrio,
e conobi Calvino amico loro {dei demoni}, perché questo
molto scrive contra Dio, dicendo egli che Dio ni fa fare il
bene e ’l male per suo gusto, per impire il cielo e l’inferno di
lo noi. Onde nasce che Dio sia più perverso che il diavolo, o
che ’l peccato non sia peccato, come dicono i libertini. Il
che, esaminato in filosofia, è stoltitia empia, perché non ci
saria differenza tra lo scelerato e ’l santo, né tra il savio e
l’ignorante, e Cesare e Mosè e Melchisedech sariano equali
ad ogni cantanbanco, anzi inferiori, perché li cantanbanchi
si pigliano più spasso che quelli.

Di più, è chiara la diferenza tra il vitio e la virtù, e che ogni
atto che strugge noi o la Repubblica è peccato contro noi o
contro la Republica, e che quel che conserva è merito e bene.

E questi che negano il peccato, bisogneria che ognun loro
donasse una bastonata, e negar a loro la vendetta, perché non
si deveno vendicar di quel che non è male.
Dunque da la esperienza argomentai meglio che non ci è
altro Dio primo che uno; ma li demonii, facendosi Dei, introdussero
la pluralità, e di sopra provai ch’il cielo e la terra
son da simili possanze attive constituti, cioè dal calore e dal
freddo, ambi attivi, corporei, diffusivi, sentienti. Dunque
convengono in qualche cosa. Dunque ci è causa comune
a loro da la qual dependono, e trovai che non potria il
mondo con più prencìpi sossistere senza uno primo che lo
collegasse.

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