Tommaso Campanella, Monarchia di Spagna, p. 300

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quella eresia del negato libero arbitrio e l’altre meglio sono escluse
dagli antichi, a quali essi sono devoti, che dalli moderni, che odiano,
come appare in S. Clemente Romano.

Ma disputar dell’origine del male, per il quale altri negaro Dio,
come Epicuro, parendo che il male l’escluda; altri fecero due dei per
fare l’uno causa del male, come Manicheo e forse Pitagora, e altri
fecero che non ci sia male, come i libertini.
Altri fecero Dio causa del
male e tiranno, come Calvino, per fare che ogni cosa Dio faccia,
contrarissima opinione alla repubblica, come Cicerone e Platone
afferma, perché toglie la libertà di bene e mal fare ai popoli, e la legge
e la disciplina, la qual cosa, dopo che fu bene considerata dagli oltramontani,
li ha fatti <tutti> ateisti che negano Dio, per non volere
unirsi alla servitù del Papa.
Onde io dico che con essi si deve appresso
a dotti disputare con ragioni politiche e naturali, e presso al volgo
dimandarli della vocazione, come scrissi in un Dialogo contra loro,
perché il moltiplicar dei libri è allungar la lite e specie di vittoria a chi
mantiene il torto.
Duodecimo, perché volendo essi far nuove Biblie e tirare i Padri
e le istorie a dogmi loro hanno imparato quasi tutti la lingua latina,
greca ed ebrea, con sottigliezze grammaticali assai, e son fatigosi
nelli studi, e scrivono libri longhissimi e assaissimi e tutto il Settentrione
esercita la guerra grammaticale e non spirituale contra noi, i
quali abbiamo trascurato le lingue, perché abbiamo vinto gl’Ebrei,
Greci e Latini tutti soggiogandoli al Cristianesimo, e privandoli di
stato e sacerdozio, <come gli Ebrei sono>, onde non curiamo più le
dispute sottili con loro in grammatica, e fuggiamo la lunghezza

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