Tommaso Campanella, Del senso delle cose, p. 95

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solo come verme, ma come ammiratore e luogotenente della prima
causa, architettrice d’ogni cosa.
Di più, l’uomo communica
con gli angeli e con demoni e con Domine Dio; e negar questo è
sfacciataggine come chi negasse ci sia Roma perché non l’ha vista,
e negare che sia stato nel mondo Cesare o Alessandro perché non
fu a tempo suo; e già con tanti miracoli e con la vita propria ne
fanno fede tutte le genti, ch’è gran falsità quella d’Aristotile che
nega gli angeli e demoni.

Io certo reputo baia l’argomento d’Aristotile che dice Dio potere
ogni cosa fare perché a tutte è presente, e però non aver bisogno
de’ ministri come il re, perché i ministri sono argomento
di sua fiacchezza; perché se questa ragione valesse, manco bisognava
fare il sole e le stelle e il mare, perché egli può illuminare
il mondo e farsi liquido in luogo loro.

Esperienza propria io non ho se non de’ diavoli che si forzarono
farmi credere che l’anima va di corpo in corpo, e che l’uomo
non abbia libero arbitrio, e mi predissero cose vere e false; non dico
ne’ corpi umani chiusi, ma in apparizione certa che mai non l’averei
pensato che siano tanto malvagi, e pregai Dio che mi facesse
vedere angeli buoni e mai non l’ho impetrato, e il diavolo disse
che tutti son buoni chi più e chi meno, e conobbi gran malignità,
e diventai più uomo da bene.
Né questa è sapienza di sciocco
né di bugiardo, ché dall’uno e dall’altro sempre mi guardai più
che dal diavolo istesso. Or se li demoni trattano con gli uomini,
trattaranno anco gli angeli, e questo è gran segno che l’anima umana
uscendo dal corpo ha da star in compagnia di buoni e di rei alli
quali più simile, operando, si rese. Altrimenti che serviria a loro
curar di noi?

Infinite sono l’autorità di tutte nazioni, benché alcune neghino
l’immortalità. Ma quella ragione di Giesù Cristo sempre benedetto,
è stupenda, perché Dio comparse a molti uomini e si dichiarò
Dio loro, come di Abramo, di Isac e di Iacob. Certo è
che Dio non terria tanta cura di noi se a lui non appartenessimo
dopo morte, e Davide gli dice: «Signore che cosa è l’uomo che di

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